I musei del Lazio fanno rete per valorizzare la nostra storia e si chiamano “Proust”!
Alla ricerca della cultura perduta
I musei archeologici del Lazio fanno rete.
L’idea è semplice: i piccoli musei fuori dai grandi circuiti culturali, spesso depositari di ricchezze dimenticate, specchio del radicamneto storico del territorio su cui insistono, si incontrano e collaborano per (cit. testuale) “raccontare storie che hanno lasciato dei segni nei testi antichi, nel paesaggio, nei reperti ritrovati negli scavi, segni che vanno letti ed interpretati”.
Ottima iniziativa, che si può leggere in tutte le sue dinamiche procedurali sul sito della Regione Lazio, a questo indirizzo: http://www.culturalazio.it/sistemmusei/proust/.
Nella “missione” peraltro, si legge: “…Ricollegare la nostra storia a quella dei nostri antenati più remoti, esplorare il loro stile di vita, i luoghi in cui vivevano, il loro rapporto con l’ambiente, le strutture e il funzionamento delle loro comunità, il loro comportamento rispetto all’idea del sacro e del mondo dei morti significa anche avere più strumenti per conoscere meglio il presente e intravedere il futuro”.
E continua: “…Coinvolgere le comunità attuali per rafforzare la consapevolezza delle loro radici e della loro identità rinsalda il legame tra passato e presente e favorisce la comprensione dei processi storici verificatisi nella vita dell’umanità. I musei scoprono, conservano e insegnano perché amano quello che fanno, perché, come ci ricorda il naturalista senegalese Baba Dioum, “alla fine conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che comprendiamo, comprenderemo solo ciò che abbiamo imparato a conoscere”.
Una bella partenza, non c’è che dire. Infatti “sono note” le nostre aderenze storiche con il Senegal, di cui siamo la diretta conseguenza, come dimostrato ampliamente dai ritrovamenti rupestri, di epoca falisca, etrusca e romana dei nostri territori, gli stessi che si ha in animo di mettere in comunicazione con questo ambizioso progetto che, “giustamente”, si chiama “Proust”, forse per evidenziare il legame della nostra cultura con lo scrittore francese che, con il suo romanzo dei primi del ‘900, “Alla ricerca del tempo perduto”, “si colloca tra i massimi capolavori della letteratura universale per vari motivi, ma soprattutto per l’ambizione letteraria e filosofica che l’autore ha riposto in quest’opera (come l’intuire di cosa il tempo sia composto, al fine di cercare di fuggire il suo corso)”. Fonte: Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Alla_ricerca_del_tempo_perduto).
Dunque, appare evidente come tale titolo sia davvero inopportuno, e non solo per il suo significato intrinseco.
Non c’è che dire, il ridicolo involontario è sempre dietro l’angolo.
Perché non sviluppare il progetto sotto un cappello e una denominazione legati alla nostra cultura e alla storia che il progetto stesso si auspica di recuperare, studiare e mettere in rete?!
Sì, viene spontaneo chiederselo.





