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MINISTRI E MINESTRONI


Per fare il dirigente conta più il titolo di studio o l’esperienza?

Per qualcuno il primo, per qualcun altro il secondo, per me dipende dal ruolo dirigenziale che si va a ricoprire.

Perché il problema, nel ricoprire un ruolo,  non è solo il titolo di studio posseduto ma anche il contesto nel quale si viene inseriti.

La prima domanda da porsi è molto semplice.

Se un figlio, un parente, un amico o una qualsiasi persona a noi cara, avesse l’obbligo di prendersi una laurea per partecipare a un concorso pubblico e poi si ritrovasse, dopo qualche anno, un capo ufficio con la terza media … cosa penseremmo?

Lo riterremmo giusto o ingiusto?

Certo se si trattasse di un ente privato o un’azienda non ci sarebbe problema. Il privato investe, mette i soldi e quindi decide lui cosa è più giusto per la propria attività.

Ma nel settore pubblico è diverso.

Perché, oltre il comune senso di giustizia di ognuno di noi, ci sono anche leggi e regole da rispettare.

Lo Stato, infatti, è tenuto a garantire, come previsto dall’art. 97 della Costituzione, che nei pubblici uffici sia assicurata l’imparzialità dell’amministrazione.

Imparzialità …!

Allora vi domando … è imparziale costringere un giovane a studiare per anni, fargli credere che farlo è indispensabile per fare una carriera importante e poi smentirlo clamorosamente mettendogli a capo una persona che si è fermata alla scuola dell’obbligo?

Sfido chiunque a rispondere di sì.

Per questi motivi, al di là di ogni indubbia capacità del singolo individuo, ritengo non solo ingiusto ma anche erroneo nominare ministro della Repubblica una persona con la terza media.

 

Pier Alfredo Pica

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Final Thoughts

Ministri con la terza media ... è giusto?

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