Cinema. “Un silenzio particolare”
Il film “Un silenzio particolare”, di cui Stefano Rulli è regista e sceneggiatore, è uscito, per la prima volta, nelle sale di Roma, al Nuovo Sacher, ma anche a Milano e in altre città, l’11 febbraio 2005.
E’ un documentario di genere drammatico della durata di 75 minuti.
Protagonisti del documentario sono una famiglia: il regista, sua moglie e il loro figlio Matteo ma protagonista è anche il difficile rapporto che lega Matteo al padre e soprattutto alla madre.
Matteo è un diversamente abile autistico. La sua disabilità è soprattutto interiore, il suo tormento è tipico degli individui autistici: la mancanza di apertura al mondo, quel mondo che è ben rappresentato nelle inquadrature delle panoramiche degli spazi aperti, solari, tranquilli della Città del Sole.
Stefano Rulli aveva già avuto esperienze importanti di sceneggiature di fiction importanti:
• “La meglio gioventù”.
• “Le chiavi di casa”.
In questo documentario però la sceneggiatura si scrive da sola; è la storia della sua famiglia, la storia di Matteo e di sua madre che Rulli va a raccontare dopo i tanti anni vissuti nell’anonimato di genitore di un ragazzo con problemi.
Il film inizia con la visione di un vecchio super otto, un po’ sfocato e gracchiante nel rumore che fa da sottofondo all’inquadratura che presenta Matteo, Clara e Stefano, in PP, intenti a guardare quello che essi, cioè la loro famiglia, erano stati venti anni prima.
Mentre le immagini scorrono nelle varie inquadrature, realizzate con camera a spalla per accentuare il carattere innanzi tutto privato della vicenda, Matteo pone le mani, in un profondo e angosciante PP, davanti gli orecchi e dice “ Basta!”
E’ il suo modo di chiedere… un silenzio particolare.
Il regista interviene con la sua autorevole voce fuori campo nei momenti in cui è padre più che regista e/o sceneggiatore e con la sua voce sostituisce le didascalie.
Il suo fare didascalico è un invito alla speranza per tutte le famiglie che vivono o hanno vissuto la stessa angoscia.
Le immagini di repertorio che danno il via al film e che poi nel suo svolgersi ed evolversi ritornano ripetutamente, diversificandosi nei contenuti, interpretano magnificamente quell’intimo processo dei tre componenti la famiglia che porterà poi, forse, Matteo e Clara a poter di nuovo, nella Città del Sole, sul Monte Peglia vicino Perugia, stare da soli, insieme… senza che il padre debba fare da controllore.
Nella prima parte del film Clara, Matteo e Stefano sono nella Città del Sole, ma da soli, soli nei propri silenzi e nelle proprie voci, nei propri tormenti, nei propri tempi, lunghi come quel silenzio particolare che è rotto dal cigolio del cancello nel suo martellante aprirsi e chiudersi a contatto con le mani di Matteo.
L’inaugurazione dei “Casali” della Città del Sole è un tentativo che Clara e Stefano fanno per vivere con Matteo una giornata particolare.
Matteo rimane però tutto il giorno in macchina.
L’inquadratura con il PP di Matteo inserito in una cornice rappresentata dal vetro aperto dello sportello lo fa vedere prima solo poi in compagnia della… musica.
La musica è un elemento importante in questo film, accompagna in una panoramica continua di PP e PPP gli ospiti della casa del Sole.
La musica si fa parola e dice, incorniciando i visi, anche quello che le parole non dicono.
C’è un’intensa luce frontale sul volto di Matteo, quando è costretto a lasciare il suo piccolo mondo, il suo nido, la sua cuccia, l’auto che lo rassicura.
E’ invitato dal padre a vivere in un mondo non suo.
“Stasera torno a casa”, dice, “Qui un’altra volta… perché non ci sto bene…”.
Vive un rapporto che non esiste… ancora: quello col padre che non sempre riesce a dargli fiducia e a rispettare i suoi lunghi tempi nel fare le cose.
Toccanti sono le inquadrature che raccontano l’assillante richiesta di aiuto che Matteo fa al padre, mentre si trova sul suo letto e ripetitivamente accende e spegne la luce.
Il bianco e nero e il nero dell’inquadratura seguente, e la voce di Matteo, sembrano aumentare l’angoscia del padre per la sua impotenza ad aiutare il figlio che con la mano tesa chiede aiuto.
“ Caro Matteo…” dice la voce narrante del padre.
Questa voce rappresenta il filo conduttore della vicenda, della ripresa, delle inquadrature che, specialmente nelle immagini di repertorio, non risultano essere impeccabili sempre dal punto di vista tecnico, ma lo sono sempre per il contenuto perché sono inquadrature vere, testimonianze del vivere di una famiglia con problemi che cerca insieme di superarli…questi problemi.
La scena della festa presenta molte inquadrature con PP e PPP sugli ospiti con camera a mano, quasi come fosse un filmino amatoriale.
L’effetto sfocato di alcune immagini, sia di paesaggi che di figure umane, permette il passaggio non traumatico da un’inquadratura all’altra, da una vicenda all’altra, da un personaggio all’altro.
Sono inquadrature che trasmettono serenità nella normalità di una vita quotidiana di una grande famiglia allargata.
Ci sono sicuramente i medici che seguono questa famiglia anche consigliando gli atteggiamenti da assumere e le decisioni da prendere, ma essi non fanno parte del film, rimangono fuori del campo e dalla vicenda, non fanno parte della famiglia.
La camera scorre più volte davanti l’immagine di due giovani che si staccano dalla folla degli altri, fisicamente e psicologicamente, fino a lasciar trasparire un timido bacio: è il loro desiderio di sentirsi normali in una vita che spesso non sa cosa sia, in effetti, la “normalità”.
Matteo intanto continua, nelle inquadrature seguenti, a far vedere e a vivere la sua “normalità”: dà i pugni a suo padre, non può stare da solo insieme a sua madre, dorme fino a mezzogiorno, vuole andare a Perugia, è martellante nelle sue ripetitive richieste e nel suo isolarsi dalla vita della famiglia. E’ un fuori campo che sta in campo.
Dopo alcuni mesi Lorenzo e Daniela si sposano ed è questa un’occasione affinché Matteo torni ai Casali…e per lui non è un tornare a casa… non ancora.
La sua casa è a Perugia con Marco e Demetrio.
La mamma di Matteo, in funzione di Sindaco, celebra il matrimonio.
Durante la festa, in una sequenza di inquadrature che fissa sulla pellicola un colloquio fra genitori, Sergio e Clara si ritrovano a parlare di Matteo e del loro giorno del matrimonio: parlano delle promesse fatte, degli auguri ricevuti, della felicità che erano sicuri di dover vivere.
“Quante bugie mi hanno detto”, dice Clara, ma poi aggiunge: “Matteo è il figlio più bello che ho”.
Densa di sentimento, sia per il dialogo, che in alcuni momenti è un monologo, sia per Sergio che sullo sfondo funge quasi da intervistatore è l’inquadratura del PP di Clara.
“Un silenzio particolare” è un film inchiesta, di tipo descrittivo – narrativo, ma anche interpretativo della realtà diversificata della natura umana, della propria, personale ed individuale diversità e disabilità.
E’ anche un film inchiesta sul giusto utilizzo degli obiettori di coscienza, sul nostro e loro cooperare insieme per il raggiungimento di obiettivi utili alla comunità: ad esempio creare delle idonee strutture e portare avanti delle idonee infrastrutture che tendano a superare e ad eliminare le problematiche e l’isolamento delle famiglie in difficoltà.
E’ soprattutto un film della speranza, del recupero di una vita, di un rapporto di un’entrata a far parte della famiglia dei “Casali” pur non vivendo sempre lì.
Matteo “DEVE” ( quasi un’imposizione da parte della voce narrante) ritornare un giorno ai “Casali” per salutare Carlotta, quella di Ciampetto, per accompagnarla, con la sua presenza, per il suo ultimo viaggio ai Casali, per il suo “ trasferimento definitivo”ai Casali.
Le inquadrature relative alla sequenza “ Per Carlotta” sono dense di “amorosi sensi”: i PP, le MF, la FI, tutti sono accompagnati da didascalie orali, le inedite poesie di Carlotta.
“ Addio per sempre, voglio che mi lasciate” dice in una poesia senza titolo.
Durante la proiezione del filmino amatoriale di repertorio relativo all’inaugurazione dei Casali Matteo che è rimasto, come il solito, da solo all’esterno della casa, ascolta l’ultimo stornello a braccio per Carlotta, bussa insistentemente al vetro ( la madre se ne accorge ) ed entra ai Casali, per vedere Carlotta, per unirsi al pianto e alla gioia degli ospiti dei casali.
La voce narrante riprende la storia con l’ausilio di filmini di repertorio: l’arrivo, cioè la nascita di Sara unita alla speranza che un giorno Matteo possa ricostruire, anche fisicamente, il rapporto con sua madre.
Matteo torna ai Casali per festeggiare Sara e i suoi genitori.
E’ il momento della fiducia nei confronti di Matteo: il padre gli dà in mano una sega superando la paura di un improvviso e incontrollabile attacco di aggressività.
L’attacco avviene, come il solito, nei confronti della madre, di una madre che, per poter abbracciare Matteo da piccolo, si era rapata a zero per impedirgli di bloccarla prendendola per i capelli.
“ Mi fa male il cuore” dice Matteo, sedendo sul letto, nella sua camera, durante un difficile colloquio col padre.
Il TOT della stanza in cui la madre è nella attesa della conclusione del colloquio fra Matteo e il padre esprime l’angoscia di una madre costretta a vivere lontano dal figlio che, quando ha un contatto fisico con lei le “fa male”, pur non volendolo.
Il lento, continuo e martellante lamento di Matteo sembra far da colonna sonora all’inquadratura che rappresenta l’interno della stanza, in CM.
Nell’inquadratura seguente il vento si lamenta, all’esterno sulla natura dolente mentre il pianto intimo e interno di Matteo soffia nella stanza e nei cuori di queste due persone, ( MF), in CM unite da un affetto profondo ( Inquadratura del PART delle due mani che si intrecciano) e divise da quel male oscuro e incontrollabile che si impadronisce del corpo e della mente di Matteo, all’improvviso.
Il PP di Sara che prende il latte e lo sguardo impenetrabile di Matteo, in PP, dell’inquadratura seguente preludono alle inquadrature successive nelle quali Clara racconta con un canto, e accompagnandosi con la chitarra, la nascita di Matteo, avvenuta 24 anni prima.
Matteo comincia a seguire una nuova parte del canto che racconta di un bimbo, Matteo, che ormai cresciuto torna a casa da mamma e papà.
Dalla porta, cornice nell’inquadratura, si assiste all’abbraccio fra Matteo e la mamma, finalmente da soli e… insieme.
Nelle inquadrature seguenti si può vedere l’ultima testimonianza d’amore e di fiducia nei confronti di Matteo.
Lorenzo gli affida sua figlia, la piccola Sara, l’affida alle sue braccia che dopo una leggera esitazione, la stringono.
Matteo è solo con Sara.
Si ode Matteo, in una voce dapprima FC ( con i genitori che in una panoramica sembrano osservare il mondo che li circonda) e poi in Campo, con Matteo che “ninna” Sara cantando la vecchia canzone della sua mamma.
Sara si addormenta fra le braccia di Matteo, da soli, e insieme, davanti al fuoco che scoppietta.
Poi c’è il silenzio… forse non più particolare.
Montatore del film è Clelio Benvenuto.
Le inquadrature della gerenza finale attraverso la voce narrante di Sergio Rulli raccontano la vita di Matteo nella sua quotidianità.





