Scrittura

Cesare Zavattini in “Dell’incompiutezza”


zavattiniZavattini è considerato pianeta, oceani, prisma di mille sfaccettature, ma anche incompiutezza. L’incompiutezza di Zavattini è mole di appunti, idee, suggerimenti, esche di lavoro lasciate ai posteri. Zavattini ha un atteggiamento consciamente seminale.
Dietro l’atteggiamento seminale c’è:
• tensione d’intelletto,
• esigenza morale,
• angoscia frenetica di non poter dire tutto,
• angoscia frenetica di non poter essere ovunque.
Zavattini è stato:
• stimolatore dell’altrui creatività,
• coscienza critica per 40 anni di cultura italiana.
Il suo metodo consiste nel:
• dare una grande scarica di adrenalina e poi non scocciarti più,
• stimolare moltissimo gli altri per mezzo di impulsi che venivano dalla sua creatività.
Uno dei momenti più alti ed emblematici dell’incompiutezza di Zavattini è stata l’esperienza straordinaria e febbrile dei cinegiornali liberi.
Il primo abbozzo dell’idea dei cinegiornali liberi si è avuto su RINASCITA, il settimanale teorico del PCI, il 9 giugno 1962 con l’idea di far vedere in qualche cinema romano il giornale della pace n. 1 e poi il 2, il 3 e così via.
Tutti coloro che avevano macchine da presa a 16 mm potevano partecipare al giornale della pace.
In quella data, in alcuni cinema, c’erano già i giornali d’attualità.
La caratteristica dei giornali di attualità era quella che essi non parlavano mai di pace, ma solo di congressi di delegati che passavano davanti ai fotoreporter ed erano legati ad interessi di potere.
Il giornale della pace rappresenta ogni mese 1000 metri di pellicola. miracolo_a_milano_vittorio_de_sica
Il primo settembre 1962 Zavattini dice che amerebbe vedere sul palcoscenico giovani attori che leggono il giornale improvvisando come se fosse commedia dell’arte, con un commento pagina per pagina.
Per Zavattini più potente e più vasto è lo strumento di comunicazione più la sua indipendenza diventa funzionale cioè indispensabile. Questo però non accade in Italia.
Il 29 settembre 1962 Zavattini annuncia il passaggio del suo diario cinematografico dalle pagine di CINEMA NUOVO a quelle di RINASCITA.
Il 27 ottobre 1962 su RINASCITA si formalizza un vero progetto di regolamento.
La commissione artistica era formata da: Petri, Capitani, Margini, Argentieri, Vespignani.
Il 24 novembre 1962 Zavattini anticipa l’invenzione del VHS e lancia l’idea del libro-film vendibile a 2000 lire e usabile attraverso economici proiettori costruiti dai giapponesi.
Zavattini è stato sempre avanti di qualche passo, ma ci sono voluti 5 anni per attuare la sua idea.
Il 25 agosto del 1967 rispose ad un questionario di RINASCITA e ipotizzò i TELEGIORNALI LIBERI: un cinema a dispense, un collegamento, uno scambio tra produzioni povere.
Nel 1968 i CINEGIONALI LIBERI iniziano la loro breve vita, breve, ma importante, da REGGIO EMILIA, patria di zavattini che era di Luzzara.
Il passo successivo segna lo spostamento del centro operativo a Roma dove Zavattini cercò di coinvolgere l’ANAC.
L’ANAC è l’associazione dei CINEASTI DEMOCRATICI.
Zavattini usa parole preganti e piene di fascino per definire la necessità di: accensione di una serie di cinegiornali liberi, creazione di una rete di scambio.
Il cinema dei cinegiornali liberi è un cinema di tanti per tanti, un cinema continuo, un cinema di guerriglia, un cinema insieme, un cinema subito, un cinema zero costo ma anche in CINEMA DELLA FRETTA.
La fretta è il presupposto di una maniera di incidere nella realtà. Significa essere al livello dei bisogni urgenti.
nei primi anni 70 l’esperienza dei cinegiornali liberi è conclusa; rimane solo l’effetto del MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA.
L’esperienza dei cinegiornali liberi è un concentrato dei nodi irrisolti: del Neorealismo, del 68.
prende dal Neorealismo la condizione esageratamente deontologica, le scorciatoie teoriche nel rapporto tra realtà e rappresentazione.
Dal 68 prende gli equivoci sull’infinito frazionamento della produzione artistica e sulla funzione dell’intellettuale; dal 68 prende anche il CINEOCCHIO di VERTOV o la locomotiva senza binarti.
Si nota, in ambito italiano, una lontana matrice futurista che è sopravvissuta al ventennio fascista.
zavattini_cesareNel 1935 Zavattini propose a Rizzoli un film: LA LUCE A ROVESCIO.
Dopo la brevissima esperienza dei Cinegiornali della pace (1962-’63), Zavattini tenta la strada dei Cinegiornali liberi. Questa “straordinaria utopia” zavattiniana, voleva essere espressione di quel nuovo modo di concepire il cinema di informazione (ma anche il cinema generalmente inteso), democratico e alla portata di tutti, che Zavattini, dopo il successo internazionale dei capolavori del Neorealismo, cercò puntigliosamente di sperimentare quasi a compimento della sua esperienza artistica.
L’idea dei Cinegiornali liberi appartiene sicuramente a Zavattini: la loro formulazione primitiva risale al ’67 e fu il frutto di un’inchiesta sullo sviluppo del cinema ospitata e promossa dal “Contemporaneo”, l’inserto della rivista ideologica del PCI, “Rinascita”.
A dar corpo e sostanza teorica ai Cinegiornali non contribuì il solo Zavattini ma certamente dal punto di vista concettuale essi costituiscono una propaggine del suo impegno culturale che fu certamente di lunga durata, il cui fulcro potrebbe essere ricondotto fino alle origini della sua attività artistica (quella letteraria dei “tre libri”).
Già, peraltro, nel 1935 aveva parlato a Rizzoli di “giornali Luce a rovescio”. I Cinegiornali liberi che vennero realizzati alla fine degli anni Sessanta, furono pertanto una forma di “cinema-informazione” che intendeva opporsi alla classica informazione di regime.
Nel periodo fascista e nei primi decenni del dopoguerra quest’ultima si manifestava appunto attraverso i cinegiornali “film-Luce” e, nel dopoguerra, “Settimana INCOM”, questi ultimi poi sostituiti dai telegiornali di una RAI dominata dai partiti di governo. Saranno nove i Cinegiornali liberi che prenderanno forma tra il 1968 e il ’70, attraverso pellicole d’informazione di varia durata, mediamente non più di mezz’ora, su questioni sociali e politiche di vasto interesse:
• un dibattito sul cinema,
• un’intervista al leader della rivolta studentesca Cohn-Bendit,
• una fabbrica romana occupata dagli operai,
• il terremoto in Sicilia,
• il disastro del Vajont,
• la rivolta di Battipaglia,
• Don Mazzi e il quartiere fiorentino dell’Isolotto.
I Cinegiornali che trovarono a Reggio Emilia contributi ed appoggi politici, e nei quali Zavattini cercò di coinvolgere l’ANAC (l’associazione dei cineasti democratici), dovevano fondare un nuovo tipo di cinema che avrebbe dovuto essere “specchio della realtà”, “che ognuno può fare”, un cinema “di tutti e per tutti”, un cinema “che riscopra quei valori sociali che sono stati offuscati o nascosti dal cinema istituzionalizzato”. Un cinema, insomma, “da farsi alla macchia (…), che per questo potrà comportare anche dei rischi di censura, d’impopolarità per coloro che lo fanno, tuttavia di grande sostanza civile e morale”.
Per Zavattini occorreva battere, dunque, il monopolio del potere sul mondo del cinema e della cultura. Si trattava di una battaglia che avrebbe potuto essere considerata persa in partenza e che invece lo coinvolse intellettualmente e nella quale credette con grande determinazione. Ne costituiscono un’eloquente testimonianza le sue categorizzazioni:
miracolo_a_milano_zavattini• un cinema senza titoli,
• un cinema deliberatamente politico (senza le mediazioni della cultura tradizionale);
• un cinema a costo zero;
• un cinema di guerriglia,
• perfino di cospirazione (nel senso di protesta, contestazione, critica a tutte le forme oppressive);
• un cinema continuo (senza le intermittenze o i ritmi determinati dagli interessi dell’industria o del potere);
• un tipo di cinema che può essere interrotto;
• un cinema insieme;
• un cinema subito;
• un cinema di tanti per tanti (non un cinema di casta per tanti): sono soltanto alcuni dei caratteri con cui Zavattini volle arricchire il concetto di Cinegiornale libero.
Affascina l’idea di un cinema a costo zero che qualche anno dopo si realizzerà con il VIDEO TAPE, ma anche con l’uso della diretta.
La diretta è stata sperimentata da Zavattini nell’edizione della rubrica radiofonica VOI E IO del 1976/77 e che si sviluppò in seguito con le radio e le televisioni libere.
I cinegiornali liberi come tutti i messaggi in bottiglia continuano a navigare sotto la superficie della cultura italiana.

Nello statuto fondante dei cinegiornali liberi si parla:
• di cinema della FRETTA
• ma anche di cinema continuo
• e di cinema del durante.
La fretta del cinema di Zavattini è una fretta storicizzata, richiesta dalla necessità di esprimersi per esaltare i bisogni di una televisione di stato che è lenta perché imbrigliata dalle leggi del monopolio.
Il cinema del continuo e del durante alludono alla necessità:
• di cambiare lingua,
• di abbandonare la tirannia dei tempi prestabiliti, della sintassi della narrazione, della messa in scena in favore di esperienze di irregolarità diffusa per porre le condizioni per un’avanguardia di massa.
Zavattini nei cinegiornali della pace ha un approccio di tipo MONOGRAFICO in accordo con la scuola di Barbina con la quale realizza inchieste dinamiche e seminali.
Oggi la fretta ha fatto strage del monopolio e puntare sulla comunicazione della fretta significa perdere la battaglia.
PIETRO INGRAO definisce il tempo che uno usa tempo astratto dell’orologio, cioè falsificazione autoritaria attraverso la quale si nega la disuguaglianza del tempo reale.
Per essere eredi di Zavattini bisogna passare dalla fretta all’INDUGIO valorizzando il dubbio, la ricerca, l’esitazione.
L’indugio è visto non soltanto come lentezza ma come garanzia di alternanza fra tempi diversi e disuguali e perciò TEMPI REALI.
A Zavattini si rifà in assoluta autonomia il gruppo dei FILMAKERS che ha realizzato un numero 0 dei videogiornali liberi sulla festa nazionale dell’unità e un numero 1 che pur parlando dell’idea di morte, abbandona la monografia per recuperare la memoria storica.