parigi_pigalle Storie

PRUDERIE FRANCESI


di Miriam Centanin

Oramai alla fine di una seppur bella storia d’amore, mi ritrovo a Parigi con il mio lui (famoso artista), con la mia solita amica (un po’ zoccola) ed un caro amico di lui.
Loro tre decidono una sera di andare a Pigalle, in un localino a luci rosse, a vedere due che trombano sul palcoscenico.
Ah, sai che bello.
Io non sono molto per la quale, e sto un po’ sul chi va là perché so che è la nostra ultima vacanza e mi sembra brutto, bruttissimo andare a vedere seriamente (!) uno show del genere.
A parte che a me, di vedere due che trombano a comando su un palcoscenico non è che mi interessa poi molto, e comunque questi show così mi sembrano tutte sòle (fregature) per i turisti di massa.
Ma insomma, per compiacere al mio lui, mi faccio convincere da tutti e tre.
“Però pagate voi per me i 30 franchi!” non per mia spilorceria, ma come schiaffo morale soprattutto a lui, un cicinin taccagno di suo, e perché immagino sarà una gran inculata, per dirla alla francese.
Che poi ‘sti francesi, con tutto il rispetto, non mi sono mai piaciuti, non ho mai subito il fascino della lingua, per dire, del loro cinema, di Parigi, dei loro macarons, della loro fiera mancanza del bidet.
Sono sempre stata decisamente più anglofona, più God save the Queen, preferisco il British Museum, mi piace il te’ alle cinque, la Union Jack, le lotte proletarie, l’accento cockney, l’ironia, Ken Loach, Michael Winterbottom, Chaplin, i Clash, gli Style Council, i Culture Club, Kate Winslet, and so on and on and on.
Mi ritrovo quindi su e giù per Pigalle per scegliere il localino pruriginoso, con i buttadentro dei vari locali che cercano di spingermi (sempre e solo a me!) per i vari Peep Show ed io che cortesemente diniego en français.
Davanti a una foto gigante di una tipa con una stella nera sulla gianfagna in una vetrina illuminata al neon, sento che i tre decidono: “ecco, andiamo qua: l’amour sur scène, live sex 24 hours” 30 sacchi a testa.
Entriamo in un teatrino sfigatissimo e puzzolente di stantìo, ci sediamo in quarta fila in centro, noi tre ed altri 4 scaltri avventori, più sfigati di noi.
La mia amica eccitatissima, sorride al cameriere, che arriva di corsa e ci “obbliga” alla consumazione che, nel cartellone fuori, era scritta in Arial 8 in basso a destra al buio e nessuno di noi l’aveva letto.
Altri 30 sacchi a testa per un flute di champagne (sì sì, certo, come no).
Io rido dentro.
Passata una mezz’ora dove noi 8 spettatori sfigati stiamo in attesa, ecco che si spengono le luci in platea e si apre il sipario.
Tensione alle stelle (mica mia).
Musica registrata in sottofondo, una roba considerata sexy evidentemente dai più, e un ragazzo prestante in perizoma sul palcoscenico con una lunga frusta in mano.
Balla solo, mimando pose considerate virili evidentemente dai più.
La mia amica attentissima ed eccitata, il mio lui cristallizzato sulla poltrona, l’amico ridente, io sbadigliante.
Dopo un po’, sul palco arriva lei, con indosso una tunica nera.
Uh, che eccitazione incontrollabile che sento.
Balla, prima in un assolo (?) poi inscena una feroce lotta tra i sessi con lui, dove ovviamente vince sempre lui, che la sottomette.
Madonna cheppalle.
Poi lui, sempre a ritmo di musica, le toglie la tunica e lei rimane in reggiseno e perizoma.
Sì e no, la tipa avrà pesato 35 chili, magra da far spavento, non certo sesso.
Fatto sta che poi, si toglie il reggiseno e balla con le gambe aperte, ondeggiando a destra e a sinistra mentre si intrattiene in una conversazione con una tipa che sta ai piedi giù dal palcoscenico.
Guardo gli altri che sono seriamente attenti ad osservare la scena, in attesa del momento clou. Io penso che la ballerina si stia confidando dicendo: “mi sa che oggi ho dimenticato di mettere il detersivo nella lavastoviglie e mi tocca lavare i piatti dopo”.
Poi, finita la chiacchiera, si butta sul divano. Si butta pure lui e mimano un rapporto sessuale, cioè, mimano, non fanno, mimano.
Davanti, dietro, di lato, sopra, sotto, tutto ad un impeccabile tempo di musica.
Mimano.
Finito il mimo, si alzano, ringraziano come usa fare in teatro ed escono di scena, come niente fosse (e in effetti niente è stato).
Lo show è durato circa 20 minuti ed il cameriere viene a dirci di sgomberare i posti perché sta entrando altro “public”.
Io rido dentro, tantissimo. Pare brutto ridere anche fuori.
I miei amici si lamentano e brontolano in italiano (indovina chi era l’unica a parlare francese?) il cameriere non li caga e ci caccia a tutti.
Vive la France!
Ora, qualcos’altro di molto eccitante è poi accaduto quella notte, ma siccome ‘sto post sta diventando troppo lungo e io c’ho da fare, il seguito lo scrivo la prossima volta.
To be continued.

 

(…)