Carlos Santana Scrittura

Maria Maria


di Miriam Centanin venezia

 

La vita, a volte, riserva delle sorprese latine.
O francesi.
In gioventù, oltre ad insegnare danza, arrotondavo come potevo.
Per esempio, ogni tanto facevo la comparsa a Venezia, per la pubblicità ed il cinema.
Guadagnavo onestamente due lire e mi divertivo pure.
Sempre luoghi incantevoli e facevo spesso incontri interessanti.
Mi ricordo, per esempio, quel giocoliere francese… Uh…
Comunque, un giorno fui scritturata per una festa privata in un magnifico palazzo settecentesco (mi pare di ricordare che fosse palazzo Pisani-Moretta).
Convocata nel pomeriggio, mi truccano e mi vestono da nobildonna veneziana del ‘700, con un incredibile vestito cucito su misura, di taffetà rosso porpora e mauve, con il bustino che che te lo dico affà che figurino mi faceva e lo strascico di raso di colore blu notte.
Sul viso indossavo una maschera di cartapesta fatta da artigiani veneziani, ricoperta di seta viola e nera, con ricami d’oro e brillantini e lunghe piume nere con sfumature verdi e viola.
Ero bellissima.
Cioè, modestamente, il costume era spettacolare, io ero muta (per ragioni sceniche) e molto misteriosa.
Una misteriosissima dama, tenebrosa, arrivata direttamente con un salto temporale dal 1700, amica di Casanova che chissà quali segreti di corte avevo da nascondere.
Una cosa tipo ‘Eyes wide shut’ ma ben prima che Kubrick lo facesse o, addirittura, lo pensasse.
Intendo esteticamente, ovviamente…
Il mio “ruolo” era quello di stare in piedi nell’immensa scalinata del Palazzo mentre gli ospiti salivano al piano superiore, una volta arrivati dal Canal Grande.
Non dovevo badare a nessuno, dare retta a nessuno, dire niente a nessuno.
Solo farmi guardare, ammirare. Lascia stare che poi io buttavo l’occhio sul giocoliere francese…
Nel pomeriggio del giorno prima della festa, facciamo tutti le prove generali, vestiti e truccati come se fosse.
Dopo un po’, io, un cicinin annoiata, sento della musica.
Proviene dall’alto, dai piani alti.
E’ una musica latina, suonata dal vivo, si sentono le dita sulle corde a dare forma alle note.
Una chitarra suonata da dio…
Incuriosita, incuriositissima, faccio la vaga, mollo tutti e mi dirigo silenziosamente all’ultimo piano.
Arrivata fino su, entro in una stanza molto grande, con un palcoscenico montato proprio sotto le finestre a bifora veneziana, da dove arriva una luce di fine pomeriggio primaverile.
Una location da sogno.
Con la luce del tramonto alle sue spalle, vedo un musicista che suona da solo la sua chitarra e canta e mi lascia a bocca aperta.
“Maria Maria, she reminds me of a west side story,
growing up in Spanish Harlem,
she’s living the life just like a movie star
Maria Maria, she fell in love in East L.A. to the sounds of the guitar
played by Carlos Santana…”.
Mi ritrovo completamente da sola, lì davanti a Carlos Santana che fa le prove del concerto privato che terrà l’indomani alla festa e che mi fa l’occhiolino.
Rimango lì e mi godo la magia per un bel po’, tutta solo per me.
Ma poi arriva il giocoliere francese e, uh, ça va sans dire…