Il genere letterario dei Commentarii ed altre cose
Non appartengono al genere storiografico, ma sono dei resoconti ufficiali che i generali, periodicamente, inviavano al Senato ma anche del materiale raccolto negli anni per poter poi essere sistemato in un’unica opera.
Cicerone li considerò pregevoli nello stile, semplici, nudi, schietti, privi di abbellimenti retorici, graditi per brevità elegante e chiarezza. Si allontanano dal modello storiografico anche perché mancano di prefazione, tuttavia cesare inserisce notizie di carattere etnografico proprio come se si trattasse di un’opera storica.
Caratteristica fondamentale dei Commentarii è il fatto che il protagonista e lo scrittore siano la stessa persona: opera perciò moralistica e autobiografico, raccontata in terza persona per esaltare e giustificare le proprie azioni.
Intenti dell’autore e attendibilità storica dei Commentarii
I Commentarii sono attendibili, ma il tono dell’esposizione, la scelta, la coloritura e la disposizione dei fatti sono finalizzati per presentare la figura del protagonista nel migliore dei modi.
All’autoesaltazione nel De bello gallico si contrappone l’autodifesa nel De bello civili.
La guerra gallica fu una guerra imperialistica, di guerra, di conquista. Cesare fu accusato dai i suoi avversari politici di non rispettare lo IUS BELLI cioè l’insieme delle norme sacre che servivano a giustificare una guerra giusta: rispetto da parte dei condottieri vittoriosi delle condizioni di resa imposte al nemico. In realtà i suoi oppositori avevano paura che Cesare diventasse troppo potente. Cesare dimostrò che la guerra gallica era giusta e che erano state necessarie anche le violenze contro i nemici. Cesare voleva dare di sé il ritratto del grande generale, identificare la propria gloria con la gloria di Roma che sapeva sfruttare le occasioni di guerra e prevenire le mosse del nemico e lo ha fatto con la sua bravura nello scrivere. Molto diverso è l’atteggiamento di Cesare quando scrive il De bello civili per autodifendersi. Cesare vuole scagionarsi dall’accusa di aver causato la guerra civile. Vuole dimostrare che ha intrapreso la guerra a malincuore, non l’ha condotta con crudeltà perché ha sempre ricordato che i nemici erano suoi concittadini. C’è, nel De bello civili, il continuo richiamo a voler la pace con una continua richiesta di trattative in tal senso. Il suo atteggiamento è mite nei confronti degli avversari che sono stati considerati nemici soltanto durante le battaglie. Denigra i capi avversari perché rappresentano la classe dirigente egoista e corrotta. Sono corrotti e crudeli, si vendicano, sono incompetenti dal punto di vista militare, avidi e opportunisti. I Pompeiani, ad esempio, litigano fra di loro anche prima della battaglia di Farsalo. Il fine che si ottiene è che i lettore considera la sconfitta dei pompeiani giusta e meritata.
La lingua e lo stile dei Commentarii

i Commentarii
I Commentarii presentano:
- regolarità nella lingua con la pura e illustrebrevità come disse Cicerone,
- purismo lessicale con lessico rigoroso senza uso di sinonimi con linguaggio di tipo aulico,
- sintassi logica con periodi solidi e compatti e procedere rapido e vigoroso e presenza di molti ablativi assoluti,
- sobrietà stilistica con drammatizzazione e phatos sobri e sempre interni al racconto. Il discorso è quasi sempre indiretto e ciò permette di spiegare con rapidità i concetti.
Cesare nel tempo
La fortuna di Cesare come scrittore.
Nell’antichità Cesare fu una personalità di spicco nella storia politica di Roma, ma all’inizio non fu importante dal punto di vista letterario. Solo Cicerone esaltò lo stile di Cesare e Aulo Irzio parlò capacità ed eleganza espressiva. Quintiliano elogiò l’abilità oratoria di Cesare nel I secolo d. C.
Nel Medioevo fu dimenticato. Fu riscoperto durante l’Umanesimo e rivalutato durante il Rinascimento. I Commentarii sono considerati classici della letteratura italiana a partire dalla Controriforma quando i Gesuiti introducono Cesare fra gli autori da studiare.
La gloria del personaggio storico
Cesare fu divinizzato da Augusto e celebrato come il fondatore del Principato, infatti gli imperatori presero il nome di Caesar. Nel Medioevo Cesare è presentato da Dante nel paradiso come lo strumento che la provvidenza divina usa per riunire l’umanità sotto una sola guida per la pace tra i popoli e la diffusione del Cristianesimo. Napoleone Bonaparte lo ammirò come uomo politico, stratega e scrittore valente. Coloro che difendono il regime repubblicano lo condannano, per primo Lucano con un Bellum civile che parla di Cesare come un tiranno crudele e smanioso di potere. Il discorso venne ripreso nel Bruto di Vittorio Alfieri. Al di fuori della politica tutti hanno ammirato la personalità di Cesare scrittore. Shakespeare scrisse un dramma storico Giulio Cesare e fece un autoritratto del tiranno negli istanti che precedono al sua morte.



