Poltrone nere: imbarazzo per il Teatro di Roma


La replica di Vittorio Palazzini
Gentile Signor Antonio Calbi, direttore del Teatro di Roma,
in merito alla lettera del 12/02/2015 del Suo Ufficio Stampa, indirizzata a MAGAZINE RANDOM e in risposta (credo!), alla mia lettera del 09/02/2015, vorrei chiarire qualche punto.
Le devo dire sinceramente che non ho ancora smaltito la delusione della situazione che si è creata il giorno 06 febbraio. Non sono deluso però per il fatto di non aver potuto assistere allo spettacolo LE VOCI DI DENTRO (poteva anche essere in programmazione la recita dei bambini!), la delusione (che passerà, non si preoccupi per me), è per l’aver visto una disorganizzazione, un pressappochismo, un… non so nemmeno definire con precisione la cosa, un qualcosa che non ci si dovrebbe aspettare da un’istituzione come il Teatro di Roma.
In un messaggio ricevuto come spiegazione dell’accaduto, mi si dice che l’episodio di cui sono stato “…vittima è stato determinato esclusivamente dalla preoccupazione dei collaboratori di soddisfare l’enorme richiesta del pubblico per lo spettacolo in questione…” (cito testualmente) e che le cosiddette (da voi “cosiddette” eh!) poltrone nere sono posti a sedere “…predisposti all’interno del contingente di 720 posti previsti dall’agibilità del teatro… e recuperati in quanto persi a causa di esigenze sceniche…”.
Bene, ora la mia domanda è questa: se questi posti sono all’interno dei 720 disponibili e mi sono stati venduti assicurandomi la loro presenza, perché quella sera non c’erano?
Se erano all’interno della disponibilità ci dovevano essere, o no?!
E poi, questi posti in più, se sono stati aggiunti per recuperarli in quanto “…la scena dello spettacolo aggetta in platea in modo particolare…”, io penso che questa scenografia sia stata così concepita fin dalla prima data del 20 gennaio, o sono, siamo, stati talmente sfortunati che la scenografia si è allargata, ingrandita da rubare posti anche alle poltrone nere inghiottendole solo quel giorno, solo il 6 febbraio?
Tutto questo per dire: il 23 gennaio, giorno in cui mi sono stati venduti i biglietti con la dicitura POLTRONE NERE, la situazione delle suddette poltrone, qual era?
C’erano?
Non c’erano?
Se mi si vende un biglietto con scritto sopra POLTRONE NERE, quando io arrivo a teatro ci devono essere le POLTRONE NERE; mi devi far sedere su queste poltrone nere! Non mi devi far sperare che non vengano altri spettatori per farmi poi sedere ai loro posti in platea, come invece ci invitavano a fare le maschere (che non c’entrano niente in tutto questo!), imbarazzate nel cercare soluzioni che erano impossibili da trovare!
Se si aggiungono posti in più per esigenze sceniche (che devono poi passare il controllo di agibilità ai fini della sicurezza della sala), si aggiungono fin dalla prima messa in scena, dal 20 di gennaio, poiché la scenografia di uno spettacolo sarà la stessa dalla prima all’ultima serata! E se si aggiungono dalla prima serata, non mi si può giustificare la mancata presenza delle poltrone nere il giorno 6 febbraio, dopo ben 17 repliche, dicendo che non c’è il permesso di agibilità per la presenza delle stesse. E nelle prime 17 date?! Che cosa è successo?
C’erano?
Non c’erano?
Riguardo poi quelle che sono state definite “…gravi allusioni, lesive dell’immagine del Teatro di Roma…”, intendendo così quel mio ragionamento aperto sul come e perché possa essere accaduto tutto questo (il mio “pensiero malandrino”…), forse ho esagerato e me ne scuso, ma ho solo espresso uno dei tanti pensieri che mi circolavano in testa, un pensiero che ritengo legittimo in relazione a quello che è successo. Non mi pare che si possa ledere il nome di un Teatro solo esprimendo quello che avrebbe espresso chiunque si fosse trovato in quella situazione (tra l’altro non è niente rispetto a quello che hanno espresso anche altre persone lì quella sera, o commentando l’accaduto su social network e blog vari! ).
Nel salutarLa, e sperando che questa spiacevole situazione non si verifichi più, La saluto augurando a Lei e ai suoi collaboratori buon lavoro.
Mi può contattare via email qui: form di contatto.
Se crede, le ho fatto avere anche il mio telefono.
P.S. Sempre riguardo le fantomatiche POLTRONE NERE, mi si precisa nella vostra replica che “…non si tratta né di fondi neri, alla maniera di Tangentopoli, né di poltrone nostalgiche del Ventennio…”. So che cosa sono le poltrone nere, mai chiesto di precisarmi cosa sono, al limite chiederei di precisare SE ci sono… e magari di farlo prima!
Vittorio Palazzini



