NEPI – Colle Lydia. Quell’accesso al centro residenziale mai messo in sicurezza
di Liliana Scaffa
NEPI – “Stavo uscendo con la macchina dal centro Lydia e questa volta ho rischiato per davvero di essere travolta”.
Di frasi come queste negli ultimi anni se ne sono sentite a bizzeffe. Amici di amici. Conoscenti. Meri sconosciuti. Chi percorre la SS311 in quel tratto non può certamente dire di non aver mai trovato un incidente all’ingresso di Lydia. Perché purtroppo di incidenti ce ne sono stati molti, e purtroppo anche mortali. Le cronache ci raccontano di giovani vite spezzate, di danni fisici irreversibili, di paura di uscire da uno dei parchi verdi più curati del territorio.
E eteree si sono rivelate invece le promesse di un intervento di messa in sicurezza di quel famigerato ingresso. Al punto che di interventi in quella zona l’amministrazione locale non né ha più fatta alcuna previsione.
Nel 2008 ci fu un brutto incidente poco distante da lì, all’altezza dell’incrocio con la Cassia cimina. Allora l’ex assessore Moreno Mengari e alcuni cittadini di Nepi si erano presi in carico il problema recandosi presso gli uffici della Provincia per manifestare e cercare di sollevare l’attenzione su un problema ormai pluridecennale.
Di promesse ne fece diverse anche l’ex assessore provinciale ai lavori pubblici, Antonio Rizzello, e poi il suo successore, Gianmaria Santucci.
E ovviamente in questi dieci lunghi anni di mandato, non mancò di prendersi l’impegno neanche il sindaco Vita, nonché assessore provinciale al bilancio, che con dimostrazioni plateali aveva fatto capire che lui sì, ce l’avrebbe fatta a risolvere la questione. Bastava solo un po’ di tempo. Occorreva pazienza.
Era ottobre del 2009 quando i cittadini di Colle Lydia firmarono in blocco una petizione rivolta al primo cittadino, Franco Vita, per ottenere un rapido intervento.

“I residenti – si leggeva – chiedono che vengano immediatamente e definitivamente messe in sicurezza, tramite apposizione di semafori intelligenti, autovelox permanenti (come promesso dalla S.V. ormai 1 anno fa, settembre 2008), dell’uscita e dell’entrata del nostro centro – spiegavano nella lettera protocollata gli oltre 26 nuclei familiari firmatari della petizione – Sul tratto di strada in questione per la debole segnaletica, gli automobilisti indisciplinati sono invitati a fare il loro comodo non rispettando né il limite di velocità di 50/60 km/h, né il divieto di sorpasso, rendendo le manovre di entrata ed uscita molto pericoloso (vedi ultimo gravissimo incidente di un anno fa, ad una nostra condomina). Ribadiscono che a loro avviso la soluzione unica e sicura sarebbe un sistema di semafori (anche per l’attraversamento perdonale presente per accedere alla fermata bus), vista anche la presenza di una grande curva a 100 metri dal centro residenziale, che rende difficilissima e tardiva la visuale dell’auto che sopraggiunge. I condomini dichiarano di non essere più disponibili a sentire messa in pericolo la propria vita, per incuria e superficialità delle autorità preposte. Esortano quindi ad intervenire senza attendere per sordità e lassismo prossimi incidenti, che peserebbero sulle coscienze di tutti coloro che non hanno preso provvedimenti”.
Ma anche all’epoca non accadde nulla. Si paventò l’ipotesi di installare un autovelox che limitasse la velocità. Una rotatoria. Una corsia d’immissione. Ma nulla. Non accadde mai nulla.
Fino a quando un giorno non arrivò la beffa. Subito dopo l’ingresso al centro Lydia infatti, fu installato un cartellone elettronico, di discutibile visibilità, sul quale anziché allertare e incitare al rallentamento apparve presto la scritta “Benvenuti in provincia di Viterbo”.
È sì, è proprio il caso di dirlo cari colle lydiani, benvenuti a Nepi, Benvenuti in provincia di Viterbo…!







