L'inizio del sogno... Scrittura

La bambina che sognava di viaggiare (prima parte)


C’era una volta, non tanti anni fa, una bambina che abitava in un piccolo borgo medievale vicino ad una grande città. La sua mamma, che era maestra, e sua nonna, anch’essa maestra, le regalavano giochi, bambole e anche soldatini, ma soprattutto le regalavano, sin da piccola, moltissimi libri, convinte che leggere, anche solo sfogliando le pagine e guardando le illustrazioni, sarebbe servito alla loro bambina per conoscere il mondo… Taryn, così si chiamava la piccola, iniziò a leggere, leggere, leggere sfogliando le pagine dei libri illustrati, rimanendo incantata davanti alle pagine dei libri pop-up, dove foreste incantate, profondità dei mari e balli di principi e principesse prendevano vita tra le sue dita. Si faceva leggere alcuni libri prima di andare a dormire e così quando la mamma, stanca per il troppo lavoro, cercava di tagliar corto e magari saltare qualche riga o qualche pagina, lei, che le aveva imparate a memoria, diceva: “No, no… lì c’è scritto…” e sciorinava tutte le frasi che la mamma aveva saltato. Tra i tanti libri i suoi preferiti erano quelli che aveva ricevuto per un suo compleanno, a tre anni: erano storie fantastiche che parlavano di animali e di avventure che erano accadute a lei e a tre sue amiche, le sue vere amiche… non sapeva che quella era stata un’idea dei suoi genitori, che mandarono ad una casa editrice la richiesta di personalizzare delle storie, lei ne fu comunque felicissima e per anni conservò quei libri come se fossero un tesoro. Leggeva anche il fumetto di Topolino e tra tanti personaggi amava proprio quel topo così intelligente che risolveva sempre tanti misteri, insieme al commissario Bassettoni. La sua mamma poi, pian piano che cresceva, le regalava altre storie che lei ormai poteva leggere, dato che aveva iniziato la scuola elementare. Tra i suoi preferiti c’erano i libri che parlavano dei viaggi: “I figli del Capitano Grant”, “Il giardino segreto”, “Il corsaro nero”, “La piccola principessa”, si parlava di mari lontani, dell’India, di tesori nascosti, ma anche dell’Inghilterra, tutti posti che lei sognava di vedere prima o poi. In particolare, quando andava a letto e nel dormiveglia pensava a qualcosa, si ricordava sempre anche di una scena di un film o un cartone, in cui c’era qualcuno appeso ad un orologio, che doveva compiere il giro del mondo in 80 giorni. Proprio pensando a quel bell’orologio una notte si addormentò e successe un fatto incredibile…

L'inizio del sogno...

L’inizio del sogno…

Taryn si ritrovò improvvisamente in una bellissima città, dove c’erano grandi bus rossi a due piani, dei piccoli taxi neri che le persone chiamavano “Cab”, le persone che correvano di qua e di là, molte portavano dei vestiti scuri, oppure completi giacca e pantaloni a righe, quasi tutti portavano un cappello e un ombrello. Ben presto iniziò a capire il perché: iniziò infatti a piovere, ma non come a casa sua, bensì una pioggerellina fina fina, che all’inizio nemmeno la sentivi. Saltando su una specie di monopattino speciale, col manubrio simile all’ombrello di Mary Poppins (quante volte aveva visto quel film!), iniziò a girare per quella città, si ritrovò in una piazza grandissima dove c’erano dei leoni, le sembravano veri ma erano invece di bronzo e poté salire su di essi e all’improvviso sentì una voce chiamarla: “Ehi, tu! Cosa fai su uno dei miei guardiani? Io sono il grande ammiraglio Horatio Nelson, ho difeso la mia patria e ho vinto contro Napoleone nella battaglia di Trafalgar. Sai da dove proviene il bronzo di quelle statue? Sono stati fusi i cannoni della mia nave Victory. Se tu vai a Portsmouth, sul mare, la trovi ancora, è diventata un museo da poter visitare, puoi salirci e vedere ancora quello che mi circondava… c’è anche una targa che ti fa vedere in quale luogo preciso sono stato ferito mortalmente!”.

L'ammiraglio sulla sua colonna.

L’ammiraglio sulla sua colonna.

La bimba un po’ frastornata da tante parole si presenta a sua volta: “Ciao, io sono Taryn, amo tanto leggere e anche viaggiare e mi sono ritrovata in questa grande città per me sconosciuta, mi vuoi aiutare a conoscerla?”. Allora successe una cosa stranissima, la statua di Nelson con un grande balzo si animò e scese dalla sua alta colonna, si inchinò verso Taryn e disse: “Nice to meet you, lady!”. Taryn rimase incantata dai modi di questa statua così signorile e chiese se potevano darsi del tu. “Naturalmente, of course”, rispose Nelson e siccome pensava che la piccola potesse aver fame prima di iniziare il giro turistico per la sua splendida città la portò nel cafè “nella cripta”, sotto la chiesa di San Martin, e le spiegò che lì molto spesso nelle cripte ormai facevano cafè o ristoranti e si ascoltavano anche concerti o si organizzavano mostre di quadri. Fece mangiare alla piccola un sandwich con “cucumber” e “cheese” e uno scone con clotted cream e marmellata di fragole, accompagnati da un buon tè earl grey. Spiegò alla bambina che i panini con cetrioli e formaggio erano proprio una specialità inglese così come anche quel dolcetto con la marmellata e quella crema più buona del burro. Salendo di nuovo in superficie con un ascensore ipertecnologico gli presentò per bene la piazza che prendeva il nome della sua ultima battaglia: Trafalgar Square, dove oltre alla sua colonna ci sono belle fontane e poi dei piedistalli con delle statue sopra, solo un piedistallo rimane libero e quindi ogni tanto ci si può trovare un’opera moderna: prima c’era un veliero dentro una bottiglia, ora un cavallo a dondolo, poi un galletto blu… domani? Chissà! Il palazzo più grande che si vede è la Galleria d’arte Nazionale, piena di bellissimi dipinti e quindi Horatio la portò all’interno, dove già le sale piene di broccati, divani al centro per poter meglio osservare i quadri incorniciati da cornici dorate sono belli da vedere… Taryn si incantò davanti ai girasoli di Van Gogh, le ballerine di Degas (le piacerebbe tanto studiare danza!), i paesaggi degli impressionisti. Passò poi in altre sale dove c’erano ritratti, scene di battaglie, cavalli… tutto era molto bello, ma si stancò presto e allora il suo accompagnatore la condusse su una scala mobile in un palazzo lì dietro, anche qui c’erano tanti quadri, tutti ritratti, alcuni molto particolari, come una signora con una corona (sembrava una regina) dipinta ben in quattro versioni e quattro colori e poi riconobbe i Beatles, il gruppo preferito di sua mamma… se la mamma avesse visto John Lennon  sarebbe impazzita! Salirono all’ultimo piano dove c’era un ristorante panoramico con una vetrata con magnifica vista sulla piazza e sul Big Ben (anche se lei ancora non sapeva che quella torre con l’orologio si chiamava così!). Per non prendere le solite patatine fritte ordinarono una sogliola di Dover con tortina di spinaci, una squisitezza (ma non si diceva che da queste parti si mangia male?). E’ ora di ripartire… Salendo poi tutti e due sul monopattino di Taryn iniziarono il giro della città, la portò per una lunga via dove videro negozi, un palazzo con le lanterne accese e le spiegò che era il palazzo di giustizia. In quella stessa via videro una colonna con un drago in cima e le spiegò che quando la regina vuole andare in quella parte della città (che si chiama City) viene il sindaco della City ad accoglierla, è come se dovesse chiedere il permesso al Lord Major per entrare… Sull’altro lato della strada videro il negozio del tè più famoso, che in quella città si beveva tantissimo, lì vicino c’era una porticina di legno che portava in un quartiere bellissimo, con palazzi antichi, fontane, glicine che scende dai balconi, una chiesa rotonda con le tombe dei Templari, i cavalieri che erano andati a combattere per le crociate, tanti tanti anni fa! La via che percorrevano era stata un tempo la via dei giornali e i tanti pub erano pieni di avvocati e giornalisti. C’era un pub, col nome in inglese antico “Ye olde chesire cheese”, che era fatto di tante stanzette di legno, ci si poteva trovare ancora la sedia dove si sedeva il dottor Samuel Jonhson, quello che aveva la casa non tanto lontano da lì, e che disse: “Chi è stanco di Londra è stanco della vita!”. C’era anche una chiesetta per i giornalisti con un campanile particolare, a forma di torta nuziale. Proprio da questo campanile è venuta l’idea ai pasticceri di fare le torte a più strati, la chiesa d’altronde si chiama St. Bride, che vuol dire “sposa”. Alla fine arrivarono davanti una chiesa enorme, c’era una cupola grandissima, bianca, e delle scalinate che a Taryn sembrarono già viste, improvvisamente apparve una vecchina che diceva: “Dona dona, dona di cuor…”, Nelson le spiegò che lì dentro c’era la sua tomba, nella cripta, accanto a personaggi importanti e famosi e che qualche anno prima lì era avvenuto un matrimonio da favola tra un principe e una ragazza che faceva la maestra d’asilo e che divenne una principessa, triste, però! Le disse che la cupola è molto grande, la seconda per grandezza dopo quella di San Pietro a Roma… basta fare un bel po’ di scalini e si poteva arrivare ad un primo livello dove ci si poteva mettere alle estremità e sentire quello che diceva un tuo amico dall’altra parte; un po’ come in altri palazzi famosi, tu puoi bisbigliare e il tuo amico dall’altra parte può sentirti: per esempio succedeva così anche a Palazzo Farnese a Caprarola, piccolo paese sui Monti Cimini… ma anche alla stazione Gran Central di New York City. Salendo ancora arrivarono all’aperto, da lì si poteva vedere un bel panorama della città. Taryn vide che da un lato c’erano palazzi molto moderni e tante tante gru e lavori in corso. Nelson le spiegò che durante la seconda guerra mondiale quella parte della città era stata fortemente bombardata dai tedeschi, solo la cupola e poco altro si erano salvati, molti palazzi e piazze sono stati ricostruiti, come Paternoster square, che sembra quasi un nome latino! L’unica cosa antica rimasta da quelle parti era un arco inserito in questa parte più moderna… La città era tutta così, un miscuglio di antico e moderno che la rendevano unica, in effetti Nelson ne parlava come se fosse innamorato di questa città!

Panorama dalla cupola di Saint Paul.

Panorama dalla cupola di Saint Paul.

Proseguirono poi il loro tour passando vicino alla Banca di Inghilterra fino ad arrivare alla Torre, una antica prigione, le spiegò Nelson, che in tanti anni vide prigionieri re, personaggi famosi e alcune delle mogli di Enrico VIII, che ne aveva avute in tutto otto. Passavano per un cancello sul fiume Tamigi con una barca e venivano portati nella Torre. Quando venivano decapitati le loro teste venivano infilzate in pali di legno e poi messe sul ponte di Londra (il London Bridge, che era il più antico) per farle vedere a tutti quelli che passavano! Che cosa macabra! Ma prima, tanti tanti anni fa, Londra era così… piena di mistero, le sue strade buie piene di topi, di cattivi odori; ci fu anche la peste che uccise tantissime persone tra il popolo, mentre i nobili se ne andavano dalla città e scappavano in campagna nelle loro belle ville. Gli antichi abitanti della città pensavano che a portare questa malattia fossero i cani e i gatti e quindi li eliminarono, ma così davano più spazio ai topi che erano i  veri portatori della malattia, che diventò sempre più grave, soprattutto tra le persone povere che vivevano in mezzo alla sporcizia. Ci fu poi il “grande fuoco”, nel 1665. Iniziò dal forno di un panettiere e si diffuse rapidamente, dato che era quasi tutto costruito col legno! Da quella volta è stato fatto divieto a Londra di costruire case in legno e di accendere i fuochi nei camini. In ricordo di quel Great Fire c’era ora una colonna chiamata semplicemente “Monument”, alta esattamente quanto la distanza da dove è sorto l’incendio al luogo dove si trova… salendo su di essa si vedeva fino al fiume! C’erano poi personaggi oscuri come il famoso Jack The Ripper, che nessuno seppe mai chi fosse, uccideva le donne nella zona dell’East End, lo chiamavano Jack lo Squartatore! Vedendo che dopo questi tristi racconti Taryn si era un po’ impaurita, Horatio le disse che ora però la città è molto più sicura con tutti i “Bobby” (poliziotti) che sono in circolazione e con Scotland Yard! Horatio disse alla bambina anche che tutta la storia di Londra è narrata e si può rivivere in un bel museo, il “Museum of London” che si può vedere passando per una stradina che costeggia l’antico post office, l’ufficio postale centrale. Passando per il giardinetto che c’è lì davanti si faceva come una specie di scorciatoia… si trattava del Postman’s park, un piccolo parco in mezzo alle case, dove i postini si andavano a riposare e a mangiare un sandwich a pranzo. Ora lì, tra le aiuole di fiori, c’era una tettoia con delle targhe sotto, si riferivano agli “eroi normali”, cioè persone normali che avevano compiuto gesti eroici, come un pompiere che è morto salvando la vita ad una bambina e cose del genere. Horatio le disse che quel giardinetto era incantevole anche in inverno con la neve e i bucaneve che sbucavano dalle siepi ricoperte di manto candido. Attraversando questo giardinetto Taryn e il suo nuovo amico arrivarono vicino ad un muro antico, il famoso Wall di Londinium, come veniva chiamata Londra dagli antichi romani…  Percorrendo poi un ponticello moderno e entrando  nel Museo, la bimba andò subito verso lo shop perché prima di tutto voleva fare un regalo al suo nuovo amico: ha visto una bellissima cravatta in seta con le rose, sono le rose Tudor, le spiega la commessa, uno dei simboli dell’Inghilterra. Horatio fu molto contento e si mise subito la sua nuova cravatta. Entrarono poi in questo museo così interessante e videro com’era Londra all’epoca della preistoria; l’età del bronzo; del ferro… pian piano diventò un villaggio e si sviluppò vista la vicinanza al fiume. Videro reperti antichi e plastici di come si era sviluppata la città. In un altro reparto c’è la ricostruzione della Londra medievale,c’erano anche delle vie con ciottoli e ricostruzioni delle varie battaglie. Bella pure la zona dove erano messe le carrozze, anche quella che utilizza il Lord Major, il Sindaco di Londra. Tornando alla Torre le disse che ora lì venivano custoditi i gioielli della corona. La bimba chiese che cosa fossero e lui rispose: “Ma come non lo sai? Qui da tanti tantissimi anni ci sono i re, ora, da sessanta anni, abbiamo una regina, si chiama Elisabeth e quando deve partecipare a qualche cerimonia importante indossa questi gioielli”. In questa torre abitano anche dei corvi neri e la leggenda dice che finché abiteranno la torre la monarchia non finirà, ma d’altronde essi non si muoveranno mai perché hanno le ali bloccate! A guardia della torre ci sono i “Beefeater” con delle divise molto elaborate, venivano chiamati “mangiatori di carne”, perché venivano pagati con la carne (beef). Taryn chiese allora di farsi una foto con uno di loro davanti una torretta di guardia.

Poi, proseguendo il giro, le fece vedere una meraviglia dell’ingegneria, un ponte, che chiamò Tower Bridge, con due torri e la caratteristica che la parte centrale, al passaggio delle navi più grandi, poteva alzarsi: e successe proprio in quel momento, per lo stupore di Taryn! Le disse anche che era possibile salire sulle due torri per vedere gli ingranaggi e magari uno di quei giorni ci avrebbero fatto un salto!

Tower bridge

Tower bridge

Quando il ponte si abbassò di nuovo passarono anche loro e si ritrovarono nel Southbank, tra grattacieli, chiese antiche e un bellissimo mercato pieno di cose buone; Nelson le fece assaggiare una specialità inglese, il “Fish and chips”, buonissimo! Camminarono poi sul lungofiume, vicino a antichi magazzini ormai risistemati, vicino a una vecchia fabbrica di dadi per il brodo, che su una torre aveva la scritta Oxo illuminata di rosso, ad una vecchia centrale elettrica dove ora c’era il museo di arte moderna. Si chiamava Tate Modern e al pianterreno c’erano sempre installazioni grandi e talvolta molto strane, mentre ai piani superiori si potevano ammirare Mirò, Kandiskij, Modigliani, De Chirico, Pollack e tanti altri. Pensare che c’era anche un’opera di un italiano dentro una scatoletta, l’aveva intitolata “cacca d’autore” e questa cosa ha fatto tanto ridere Taryn! Passando di sala in sala videro tanti bambini in uniforme, chi con le gonnelline verdi, chi a quadretti rosa chi gialli, tutti davanti ai quadri, poi magari seduti a terra, con fogli e matite per cercare di copiare qualche capolavoro o crearlo lì per lì! A Taryn questo entusiasmò molto perché non lo aveva mai visto fare. Uscendo continuarono a camminare lungofiume e videro teatri, gente che ballava il tango in strada, chi passeggiava dandosi la mano, chi beveva qualcosa nei vari locali. C’erano poi le bancarelle di libri e dischi d’epoca, circondate da tanti alberelli tutti pieni di lucine. Arrivarono vicino all’”Occhio di Londra”, una ruota panoramica altissima dalle cui capsule trasparenti si vedeva tutta la città. Salirono e videro ai loro piedi il Tamigi, le persone che sembravano formichine e in lontananza le sembrava di vedere un castello: Horatio le spiegò che era Windsor, il castello della regina che lì spesso andava a vivere per lunghi periodi. Un giorno forse lui ce l’avrebbe portata, c’era una casa di bambole bellissima, grandissima, era della regina Mary, così grande che è stato messa in una stanza apposita. C’erano poi anche le bambole che usava da piccola la regina con sua sorella, con tutto un bellissimo guardaroba, persino delle pelliccette per le bambole! Anche di fuori il castello era molto bello, con tanti fiori che lo incorniciavano. Un giorno sarebbero potuti andare a visitarlo, c’era anche la vecchia locomotiva del treno che prendeva a suo tempo la regina Vittoria e il Municipio dove il principe Carlo aveva sposato la sua amata Camilla. Tornando poi a guardare più vicino, sui comignoli delle tante case, a Taryn sembrò di vedere gli spazzacamini, che facevano una danza come in “Mary Poppins”.

Scesero poi dalla ruota e videro un cartello: nel vecchio municipio c’era ora un grande acquario e Taryn voleva assolutamente andare a vederlo, lei adorava gli animali, tutti, anche quelli acquatici e si divertì un mondo nella galleria trasparente dove potè passare e avere sopra di sé addirittura uno squalo, poi andò a giocare con le razze e a salutare i pinguini. Horatio, vedendo che amava così tanto gli animali, le disse che l’avrebbe portata in uno dei magnifici parchi che c’erano in città, quello di Saint James, vicino al palazzo della regina. Prima però attraversarono il ponte per andare davanti alla “casa del Parlamento”, un palazzo ricco, tutto dorato. La cosa più bella e famosa era la torre dell’orologio con la campana, chiamata “Big ben”. Quando Taryn alzò gli occhi verso il Big Ben fu come se un flash le avesse attraversato la mente…

Il Big Ben

Il Big Ben

vide l’orologio che era descritto in uno dei suoi libri preferiti e capì di esser finita nella scena del “Viaggio intorno al mondo in 80 giorni”!

Fine prima parte

Final Thoughts

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