
dal 28 gennaio a 8 febbraio
Teatro Belli prenotazioni 06 5894875 info@teatrobelli.it
LE INTELLETTUALI di Moliere
con (in ordine alfabetico)
Sonia Barbadoro
Monica Belardinelli
Giovanni Carta
Carlo Di Maio
Valentina Martino Ghiglia
Elisabetta Misasi
Alessandra Muccioli
Libero Sansavini
Francesco Siciliano
Remo Stella
scena
Bruno Buonincontri
costumi
Metella Raboni
regia
Adriana Martino
Mettere in scena un testo di Moliere significa per prima cosa porsi il problema della traduzione e scegliere la traduzione di Cesare Garboli per “Le intellettuali” significa scegliere già una chiave di lettura critica del testo. Garboli ci induce a sottolineare e ad esasperare i rapporti dei personaggi usando un linguaggio diretto, a tratti violento, evitando sdolcinature. Certamente Moliere non usa il fioretto nel raccontare gli intrighi del testo de “Le intellettuali” che si snoda intorno alle tormentate nozze di Clitandro ed Enrichetta. Ma i suoi personaggi non sono mai cliches precostituiti che recitano un teatro già decifrato. Ci sono sempre le ombre che in questa piece sono più scure che mai, anche se l’autore non perde mai di vista la gioia di far ridere.
“E’ una piece che si alza come un polverone in attesa di una bufera che non scoppia, o meglio esplode solo per passare via, ripristinando un nuovo ordine”, cosi commenta Garboli. Questa “bufera” viene implosa dentro le solide mura di una famiglia borghese. Si individuano personaggi legati a quella parete sottile dove si detiene il potere, legati alla Corte come Clitandro e legati alla mondanità intellettuale come Trissottani e Vadius, mentre i personaggi della famiglia propriamente detta vanno dalle frustrazioni patetiche visionarie della padrona di casa Filaminta, alle sconfitte del debole marito Crisalo e alle follie della zia Belisa. Le due sorelle Enrichetta e Armande vivono invece un complesso rapporto di odio e di amore: la femminista Armanda in realtà è una vulnerabile e patetica copia del padre e la finta sottomessa Enrichetta nasconde una ferrea volontà di dominio. Così in questo spaccato ogni cosa è un’altra, “tartufo è ovunque”, si nascondono tutti dietro secondi fini, fra rivalità, ambizioni, frustrazioni e bassezze, truccate dal gesto nobile e da parole edificanti. Ma tutto è sordidamente teatrale. Moliere usa questi materiali a suo modo con il riso irrefrenabile di un chirurgo che conosce alla perfezione l’odore tartufesco che si accumula in questi luoghi di finzione. E facendo diventare questi personaggi altri da se stessi li riduce a funzioni comiche del potere.
