nepi_stallette3 Posti da rivalutare

Nepi, una cittadina a vocazione turistica


di Federico Caramadre Ronconi

 

 

L’evidente stato di abbandono dell’area delle ex-stallette, complice una diatriba legale che si è protratta per anni tra ditta appaltante dei lavori di sistemazione e Comune, il degrado di un’intera area attigua di rilevante interesse storico e paesaggistico, offrono lo spunto per alcune considerazioni.
Un fatto oramai appurato, è la ricchezza che insiste sul territorio nepesino, denso di possibilità ereditate dal passato, di cui non si è avuta consapevolezza.

Nepi. Area ex-stallette

Nepi. Area ex-stallette

La bellezza negata

L’elenco è noto:

a)   acqua minerale e acque solfuree;

b)   presidi di rilevante interesse archeologico;

c)    aree di elevato interesse naturale e paesaggistico;

d)   edifici di interesse storico;

e)   prodotti locali caratteristici.

 

L’analisi

In quale quadro vanno a collocarsi queste vere e proprie ricchezze?
Vediamo quali sono i dati pubblicati ufficialmente dal Comune di Nepi.

Testualmente:

comune_nepi

Inquadramento territoriale ed urbanistico

Il Comune di Nepi, situato a 35 km da Viterbo e a 40 Km da Roma, vanta un’estensione territoriale di circa 84 Kmq per la maggior parte pianeggiante.
La popolazione rilevata all’anagrafe, nell’anno 2012, è pari a 9.696 abitanti con una densità abitativa di circa 93,16 abitanti/Kmq.
Quest’ultima risulta più elevata nelle aree centrali, rispetto alle zone periferiche ed in particolare rispetto alle zone delle cosiddette “case sparse” caratterizzate da una minore densità abitativa.
Nepi è un centro in costante espansione, caratterizzato da una grande vivacità imprenditoriale specie nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio: si contano circa 250 esercizi pubblici, 50 laboratori artigianali, 50 attività industriali ed una Casa di cura.
La tipologia abitativa varia ovviamente in funzione dell’area considerata: il centro storico è caratterizzato da immobili antichi e da una viabilità con careggiate stradali di larghezza ridotta, il centro urbano da immobili di recente costruzione dell’ordine di due o tre piani, mentre le zone periferiche sono caratterizzate da villette uni o bi-familiari.
Sono presenti tre centri residenziali (Belvedere Lydia, Farnese e Salomonio), una zona industriale (Settevene) e alcune zone di “case sparse” (Località Grezzano, Gabelletta, Vigne Nuove, Manetti, Massa, Settevene ed altre località).

(Fonte: http://www.comune.nepi.vt.it/public/file/TRA_documenti/23122013101027892.pdf)

 

 

Appare evidente come le aspettative di “continua espansione” siano legittimate da un incremento dell’edilizia, che si è verificato principalmente nell’ultimo decennio.

A fronte di questo aumento di volumi e aree costruite, non si è però dato corso a una parallela riqualificazione efficace dell’abitato preesistente.

Anche se molto lavoro è stato fatto in questa direzione (l’apertura al pubblico della Rocca Borgia, l’inizio dell’attuazione del piano colore nel centro storico con la pittura dei palazzi di via Giacomo Matteotti, etc.), la bilancia pende in modo evidente verso le nuove costruzioni, dislocate principalmente nell’area ex.167 e su via Roma. Non c’è dubbio che l’attività di tutela del territorio andrebbe intensificata.

 

I tempi sono cambiati. Complice la crisi, l’attività imprenditoriale nel settore dell’edilizia ha subito un brusco rallentamento. Questo succede nonostante Nepi sia ancora considerabile un’area a forte sviluppo (se non altro per la sua vicinanza con Roma e la saturazione dell’offerta nel mercato immobiliare dei Castelli romani). Eppure, continuando in questa direzione, il rischio concreto è che la cittadina divenga un dormitorio a servizio del pendolarismo della capitale, utile per nuovi residenti cui bisognerà offrire maggiori servizi, con un evidente aggravio di spesa comune.

A questo si aggiunga che la vocazione principale della cittadina dalle acque salubri, è stata per decenni l’agricoltura, che nell’ultimo periodo ha subito un’inversione di tendenza. Con interventi di nuova edilizia effettuati “a macchia di leopardo” sul territorio, questa possibilità occupazionale viene sempre meno, a danno della tutela dei prodotti tipici e della cura del territorio, che da uno sviluppo urbanistico fuori misura non hanno che da perdere.

Che c’è da fare e come

Considerando che non si può arrestare lo sviluppo urbanistico di un centro, alla luce di quanto descritto questo però va governato con sensibilità imprenditoriale, accortezza politica e lungimiranza. Le imprese edilizie, come quelle a carattere agricolo, rappresentano da sempre un grande bacino fonte di occupazione per Nepi e, pertanto, vanno tutelate.

Come? Assicurando uno sviluppo sostenibile.

  1. Tutela delle aree agricole. Incentivare l’attività imprenditoriale con facilitazioni, sgravi e sostegni alla produzione agricola di tipo biologico e del prodotto tipico locale.
  2. Incentivi per le ristrutturazioni e la riqualificazione di intere aree. Le imprese edilizie devono beneficiare di una politica orientata al recupero.
  3. Investimenti nel terzo settore. Inutile produrre buoni alimenti, avere un bellissimo centro storico, aree naturali incontaminate e poi non promuovere adeguatamente questi risultati all’esterno. “Vendere il prodotto Nepi” è l’ultimo semplice punto che chiude il cerchio dei precedenti: a partire dai servizi, mettere in cantiere e sostenere una forte rete imprenditoriale a iniziativa privata legata al turismo.

 

Questo, in assoluto, il lavoro più arduo da fare per compiere un salto di qualità.

Se è difficilissimo proteggere il territorio dalla speculazione edilizia, se è altrettanto difficile riuscire a promuovere la produzione agricola, se è una lotta impari impegnarsi nel recupero di moltissimi beni artistico-architettonici abbandonati alla luce del sole, ancor più difficile sarà generare lavoro attraverso la valorizzazione delle ricchezze caratteristiche prima descritte.

 

Cos’è il turismo mordi e fuggi?!

L’abbiamo imparato in questi anni.

Incentivare questo settore non è solo assicurarsi il passaggio di qualche migliaio di persone durante le maggiori occasioni di festa pubblica a iniziativa privata, non è la vendita di buoni prodotti tipici locali, non è sollecitare l’interesse per i molti presidi storico-artistici esistenti sul territorio, non è la valorizzazione e la fruibilità delle magnifiche aree ambientali, ma è tutte queste cose messe insieme, sistematizzate, utili a generare un significativo indotto economico.

Nepi. Area ex-stallette

Nepi. Area ex-stallette

Non si può continuare a costruire senza prima riqualificare.

Uno studio tecnico di fattibilità dovrebbe esplorare l’opportunità di inserire un piano che tenesse conto in modo paritetico del nuovo come del vecchio. Ovvero, trovare quelle forme di incentivo alle imprese (defiscalizzazione, sostegno abbattimento della burocrazia, etc.) nella direzione della reciprocità: costruisci un palazzo nuovo, ne sistemi uno vecchio.

Per quanto difficile e rivoluzionaria, è un’ipotesi non impossibile e tutta da studiare, ma di sicuro quanto mai ausicabile.

No, non si può continuare a costruire senza parallelamente riqualificare.

 

 

(Reference: si ringrazia il sig. Alfio Ripanelli per la fornitura delle immagini proposte nel presente articolo).

INTERESSE
CONSENSO
Qualità del progetto 91%
Final Thoughts

Nepi. Sviluppo sostenibile, incentivi alle imprese, tutela del terriorio e riqualificazione: questi i temi trattati nell'articolo, a partire dal recupero dell'area delle ex-stallette.

Overall Score 91%

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