Ozarzand

La mala fede


 

Sul Corriere della Sera, Vittorio Messori, ultima falange disperata della vecchia curia detronizzata ed esule in lussuosi attici, scrive un articolaccio di mala fede travestita da buona e si fa avanguardia di quella parte della Chiesa che domina e guida il popolo bue turbato dalla imprevedibilità di Papa Francesco che mina, cito, la tranquillità del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a «seguire il Papa». E prosegue in un assalto mascherato da umile opinione personale, contro colui che sta facendo smottare le piramidi di privilegi e ipocrisie, come mai nella Chiesa s’era mai visto. Spodestato dal suo trono di agiografo pubblicista pedissequo e prebendato da milioni di copie cooptate in vendita, insopportabile e supponente come da decenni siamo abituati a sopportarlo, si veste da agnello turbato e confuso, pieno di dubbi e perplessità, che invece sono accuse e strenua difesa di curie ormai insostenibili agli stessi cattolici; tenta il contrattacco, affondando la penna nell’inchiostro della paura che il cattolico medio da lui coltivato e difeso, è pronto a brandire, contro la sottile e dirompente, bonaria ma severissima azione di pulizia e rivitalizzazione, che Jorge Bergoglio, sta efficacemente portando avanti.

Il cattolico medio di Messori è, fortunatamente, un animale in estinzione, si nutriva di paure e ipocrisie, prebende pastorali e secolari, comodità e conformismo.  Il cattolico curiale messoriano è in allarme e tenta colpi di coda, pericolosi e subdoli; su qualcuno farà anche presa, ma la maggioranza non lo sopporta più.

Il cattolico medio di questo nuovo papa gesuita, sarà sicuramente migliore.

Dio, nella sua infinita bontà, perdona tutti.

Gli uomini, invece, è meglio che comincino a discernere e praticare senza remissione, la via di un cristianesimo vivo e pulsante, vivacemente teologico, popolare ma profondamente originale e originario (non populista, come, malevolmente, dice l’ex illustre vaticanista), e una chiesa, che non sarà più comodo rifugio, ma esortazione, pratica positiva, tolleranza universale, movimento, interrogazione, condivisione, equilibrio sempre da ricercare, etica e morale come concetti per l’uomo e non contro l’uomo, continuo smantellare dei banchi dei mercanti del tempio, luogo d’incontro per un cammino avventuroso e non accomodamento su una panca per giaculare. Insomma, per persone, che sanno pensare in proprio, persone complete, fratelli, non sudditi secolari e spirituali.

Per la mala fede c’è rimasto ben poco. Speriamo presto, proprio un bel niente.

Io resto agnostico, proprio per la distanza che la chiesa dei non pensanti in proprio ha scavato in me, ma tifo per Francesco e i suoi.

 

 

 

 

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