cappellacci con il pecorino Ricette

Piatti tipici. I cappellacci


Ingredienti per circa 50 cappellacci (più o meno grandi):

– 4 uova;

– 400 g di farina;

– un pizzico di sale;

– ½ litro di latte;

– acqua q.b.

Cappellacci con il pecorino

I cappellacci sono un piatto tipico, legato in genere al periodo delle feste del Carnevale. Molti vedono in essi una somiglianza con le “moderne” crepes, ma la lavorazione  e soprattutto il loro spessore sono diversi.

Procedimento: in una pentola abbastanza alta mettere le uova, sbatterle e aggiungere il latte e il pizzico di sale. Aggiungere man mano la farina, sempre sbattendo, magari con una frusta elettrica. Aggiungere acqua quanto basta per creare un composto pastellato quasi liquido. Non si devono creare grumi; nel caso, va passata. Si lascia riposare il composto per 10 minuti. Nel frattempo si fa bollire l’olio d’oliva in un pentolino e si preparano un paio di padelle uguali di diametro. Si mette un cucchiaio di olio bollente in ogni padella e poi si rimette nel pentolino, una volta oliata la padella. Immediatamente si mette poco composto con un mestolino piccolo e si gira in tutta la padella in modo che si formi una “frittatina” molto sottile, quasi trasparente. Si fa cuocere e poi si rigira dall’altra parte, o con le mani o facendo saltare la padella. Si fa cuocere dall’altra parte, molto velocemente, il tutto in 2 minuti massimo. Si depongono su un piatto e si procede a farne altri.

Una volta fritti tutti i cappellacci si possono condire con il pecorino grattugiato, si arrotolano e si dispongono su un piatto.

I veri cappellacci sono quelli con molto pecorino dentro e il bello è ripiegarli in due e mangiarli in un solo boccone!

Si possono condire anche con ricotta, zucchero e cannella, nella versione dolce.

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Curiosità: nei paesi limitrofi a Nepi (Viterbo) vengono chiamati con nomi diversi, come: “frittello’”, “fregnacce”.

Aneddoti:

Mia madre, quando arrivò negli anni 50 a Nepi, mangiò i primi cappellacci a casa di amici di mio nonno e mi ha sempre raccontato che ne mangiò tantissimi.

Non tutti mettono il latte nei cappellacci e infatti tanti anni fa andai ad una cena con mio padre, che faceva il bidello. Ogni tanto organizzavano le cene insieme ad altri bidelli e alla preside Nardi, non so chi se la ricorda. Era brava, in presidenza aveva sempre cioccolatini e caramelle per gli alunni. A queste cene c’era sempre anche il prof. Sbriccoli, che è stato un grande prof. di italiano. Insomma, una volta andammo a casa di Lorenzo il bidello, la moglie Teresa aveva fatto i cappellacci, io li vidi che erano più gialli rispetto a quelli che faceva mamma, ma non ci feci caso e ne mangiai tantissimi, sentendomi male, erano pieni di uova e buonissimi, ma più pesanti!